Luca Mercalli arringa il Palataurus:
"Non c'è più tempo da perdere"

Tira in ballo pure 'I Promessi Sposi', Luca Mercalli, per denunciare l'inerzia non solo politica che sta danneggiando l'ecosistema. Ospite al Meeting annuale Doc che si è tenuto al Palataurus di Lecco, il meteorologo ha spiegato con la solita chiarezza perché non possiamo più perdere tempo.

Ha fatto terrorismo là sul palco?
Non si chiama terrorismo, io la chiamo prudenza, la chiamo prevenzione. Quando abbiamo dei problemi ambientali stiamo parlando del nostro rapporto con il mondo fisico, e con il mondo fisico non ci sono interpretazioni, non si viene a patti, non ci sono opinioni. Ci sono soltanto dei fatti che si misurano con una serie di conseguenze che verranno e che già abbiamo innescato con i cambiamenti climatici, con l’inquinamento, con l’estinzione di alcune specie, con la cementificazione, con la deforestazione, con l’aumento del livello dei mari… Sono tutti fenomeni che sono già in atto ora e che non potranno che peggiorare in futuro.
Ce lo dice tutta la scienza internazionale, purtroppo, e quando si è messa l’etichetta di terrorismo a quelli che erano invece degli avvertimenti già dati 40-50 anni fa, abbiamo visto quali sono state le conseguenze. Non abbiamo reagito al momento giusto e oggi i problemi sono più difficili da risolvere, ci resta poco tempo.

Lei si rivolgeva a una platea di concessionari. Qual è il messaggio mirato a questi imprenditori?
Parlando a chi opera nel settore delle automobili è chiaro che ho messo l’accento sulla riduzione della CO2 di origine fossile, che è quella che causa i cambiamenti climatici, al fine di avere un mondo di domani che inquina meno, basato soprattutto su una mobilità pulita, con energie rinnovabili, con l’auto elettrica, con i pannelli fotovoltaici, con l’energia eolica, idroelettrica... Insomma, quella che è chiamata la transizione energetica a bassa emissione di carbonio.

Soluzioni per ricchi? Il rischio è sentirsi dire che l'elettrico non è per tutti?
Ma questo è l’oggetto della politica. Cioè, la scienza fa la diagnosi del problema, la tecnologia propone delle soluzioni, ma è la politica che le deve rendere accessibili a tutti, penalizzando ciò che non è virtuoso, tassandolo, e invece permettendo a tutti di investire, di accedere a quelle che sono le soluzioni.
Se i pannelli solari o l’auto elettrica costano cari rispetto al petrolio io devo tassare il petrolio e abbassare il prezzo dell’elettricità pulita. Questo è il ruolo della politica.

E questo pur sapendo che l’Italia 'pesa' per il due per cento e il grosso lo fanno gli Stati Uniti e la Cina. Non è una scusa… Tutti dobbiamo fare la nostra parte…
Certo che non è una scusa, perché se intanto non inizia qualcuno non si arriverà mai all’obiettivo. Ci sono Paesi anche più piccoli di noi che hanno preso l’iniziativa di essere virtuosi; penso alla Danimarca, un Paese da cinque milioni di persone che ha avviato una politica di questo genere per altruismo. Il loro ministro dell’ambiente anni fa ha dichiarato: “Lo sappiamo benissimo che noi, un Paese piccolo così, non risolveremo nessun problema, lo facciamo per mostrare la strada, per dire si può fare. Se lo facciamo noi, lo possono fare anche gli altri”. Ed è quello che l’Unione europea sta facendo, perché come stati dell’Unione europea siamo quelli più avanti in termini ambientali nel mondo; purtroppo invece ci sono degli interessi economici giganteschi, espressi soprattutto dagli Stati Uniti con un presidente che fa gli interessi dei petrolieri e del carbone, che chiaramente rallentano e ostacolano questo processo.

È 'solo' un discorso di interessi?
Sicuramente ci sono degli interessi economici, quello delle energie fossili è un mercato di dimensioni gigantesche ed è ovvio che chi detiene questo potere faccia di tutto per evitare di penalizzarlo. Però poi c’è anche un’attitudine dell’uomo a non occuparsi mai delle previsioni a lungo termine e a guardare sempre quello che c’è a brevissimo termine, a non programmare mai, a non risolvere mai i problemi per dopodomani limitandosi a quelli dell’oggi. Questo ci ha fortemente penalizzato anche in passato, anche nella storia.
Io penso ai Promessi Sposi, il capitolo della peste è fenomenale per descrivere questa inerzia: quando i medici danno l’allarme dell’arrivo della peste a Milano che cosa si fa? Gli si tirano le pietre addosso, li si accusa di portare 'sfiga', invece di ascoltarli e fare prevenzione. Quando finalmente si prendono i provvedimenti e si chiudono le porte della città, che non si volevano chiudere anche per motivi economici, per non penalizzare il commercio, Manzoni scrive che era troppo tardi, la peste era già entrata in Milano.
Quindi, indugiare quando c’è una previsione seria, oggettiva di un rischio a lungo termine è sempre una cattiva scelta. Bisogna prendere il toro per le corna, affrontarlo e ridurre il problema finché si può ancora fare.
Da questo punto di vista tutti possiamo fare qualcosa: quando consumiamo energia, quando produciamo rifiuti, siamo noi stessi. Chiaro che dobbiamo essere aiutati anche dalla politica, però la prima scelta nasce dal nostro gesto quotidiano.  

Come si fa a ridare il giusto valore alla scienza in un'epoca in cui c'è chi crede che la Terra sia piatta?
Sì, è vero, è vero. Purtroppo diciamo che internet, che è una straordinaria occasione di diffusione del sapere, in questo caso ha funzionato al contrario, ha diffuso molto più rapidamente le fake news, le stupidaggini, i falsi alibi, fino ad arrivare a delle aberrazioni come queste.
Come si fa oggi a difendere la teoria della Terra piatta quando abbiamo i satelliti che le girano intorno e non potrebbero girare se la Terra fosse piatta... Noi oggi usiamo i nostri telefonini perché la Terra è rotonda, perché i satelliti prendono i segnali radio dei nostri telefonini e ci fanno parlare con gli altri Paesi del mondo in tempo reale.
C’è veramente la necessità di riappropriarsi della metodologia del sapere. Il sapere scientifico ha delle regole che almeno, pur non essendo perfette, ci permettono di avere la maggior probabilità che i risultati che si ottengono da questo sapere siano quelli giusti, quelli più vicini alle verità. Se perdiamo questa bussola allora vale tutto ed è ancora più facile sbagliare.

Lei domani parlerà a 500 studenti, sono loro che salveranno il Pianeta Terra. Che cosa dirà a questi ragazzi?
Dirò che però per salvarlo non dobbiamo delegare loro quando saranno adulti perché sarà troppo tardi. Il fatto è che, avendo il cambiamento climatico già iniziato a esprimersi, essendoci quindi il danno già in corso, loro ne subiranno solo le conseguenze. Quindi devono capire, assumere informazioni e consapevolezza ma non tanto per essere loro a risolvere il problema tra trent’anni quanto per convincere gli adulti di oggi ad agire imediatamente.

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