Pietro Crotta: "Siamo imprenditori,
non più artigiani e basta"

Alterna due giacche e gli calzano entrambe a pennello. Il nostro 'mannequin' è Pietro Crotta, titolare di Carrozzeria Crotta a Cesano Maderno (Mb) nonché presidente di Autoriparatori Uniti. Abbiamo fatto il punto a Cervia, l'evento Doc che ha visto lavorare fianco a fianco una cinquantina di autoriparatori top e 60 tra magazzinieri e responsabili service, e a cui Crotta ha partecipato con il solito entusiasmo.

Cominciamo con il raccontare che cos'è Autoriparatori Uniti?
È un consorzio di 45 carrozzerie, anzi, autoriparatori perché siamo multiservice; andiamo verso un servizio a 360 gradi al cliente.
Non è stato facile unirci, e oggi stiamo cercando di fare il salto di qualità, ovvero diventare un vero e proprio network, uniformandoci come teste e come modo di operare, perché vogliamo raggiungere un obiettivo importante: essere un punto di riferimento nella zona di Monza e Brianza, Nord Milano e Milano e primi comuni di Lecco.

Tratto distintivo l’indipendenza?
Sì, abbiamo cercato di uniformarci come mentalità però rispettando l’identità di tutti; siamo strutture diverse, alcune piccole, alcune grandi, alcune molto grandi e molto importanti, però ognuno di noi si è reso conto che condivideva le stesse problematiche e gli stessi obiettivi.
Guardiamo a quello che sta facendo AsConAuto, che ha dato la dimostrazione di come il punto di arrivo oggi sia proprio questo: essere unititi, creare un'unica identità, un unico gruppo composto da tante realtà diverse.

Riconoscersi in Autoriparatori Uniti vuol dire anche riconoscersi nella 'guerra' alle Compagnie assicurative?
Assolutamente no, anche se effettivamente bisogna cercare di gestire bene questa situazione, perché le Compagnie stanno iniziando ad avere il sopravvento.
Noi vorremmo arrivare ad avere un dialogo e non più essere fiduciari di una Compagnia che arriva e chiede: “Vuoi essere mio fiduciario? Questi sono i parametri”; vorremmo raggiungere un accordo. Ci stiamo provando per esempio con il 'progetto grandine', come Autoriparatori Uniti possiamo diventare un network della grandine che propone un certo servizio a certe condizioni. Se riusciamo a raggiungere questo obiettivo con un’importante Compagnia di assicurazioni, sarà un po’ il cavallo di Troia per poi entrare anche nelle altre Compagnie, perché saremmo l’unico consorzio ad avere creato un progetto e sottoscritto un contratto. Stiamo dimostrando alla Compagnia che dalla nostra abbiamo le strutture, l’esperienza, la capacità di gestire tutte le problematiche del cliente.

Avete anche Doc...
Abbiamo Doc, che ci sta dando molto. Prendiamo una manifestazione come questa di Cervia, dove anche il team building non è stato 'solo' un gioco ma l'occasione per creare un gruppo che fa qualcosa di completamente diverso dal solito, cucinare, ed essere uniti, crederci, impegnarsi tutti per un obiettivo, riconoscere una leadership, vedere fra di noi chi sa fare già qualcosa, dividerci in sottogruppi… vuol dire assumersi una responsabilità.
Quando torniamo a casa, se siamo stati un po’ attenti, da una situazione come questa riportiamo nozioni importanti, dati…
In piccolo noi stiamo cercando di fare la stessa cosa. Siamo carrozzieri, siamo autoriparatori, dobbiamo fare il passo. Siamo imprenditori, non più artigiani e basta. Stiamo cercando di farci entrare in testa che abbiamo un’azienda, grossa o piccola è un’azienda, è business, e dobbiamo utilizzare tutti i canali di comunicazione, formazione e quant’altro per avere un’identità e dare una giusta immagine di noi.

Com’è stato disegnato questo week end?
Molto bene, perché Giorgio Boiani la sa lunghissima. Tanti lo hanno recepito come uno svago, però poi in effetti vedi e senti che c’è altro e sempre proposto con professionalità: il filmato, i dati, quell'allarmarti ma sdrammatizzando, quel mostrarti l’orizzonte che tutti vediamo, ancora lontano o forse nemmeno tanto, ma ricordando che possiamo collaborare.
Autoriparatori Uniti ha stretto un accordo con AsConAuto, probabilmente siamo l’unico consorzio ad averlo fatto. Occorreva un po’ di coraggio da parte nostra nel chiederlo, un po’ di coraggio da parte loro nell’accettarlo, però l’abbiamo fatto, in modo sano, bello, giusto, amichevole, professionale. A questo dobbiamo lavorare, perché questo accordo può dare molto a noi e a loro, perché noi possiamo far vendere un po’ di ricambi in più, loro possono aiutarci con un po’ di formazione, contribuendo in un certo senso anche economicamente a far sì che abbiamo delle risorse. Oggi il segreto è questo: lavorare in team. Chi fa da solo non ha non dico una speranza ma avrà delle difficoltà.

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